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ECONOMIA > SOCIETA' > Programmazione e controllo
Contrariamente a quanto molti pensano, la valutazione di un’azienda è rilevante non solo in occasione di operazioni di finanza straordinaria (fusioni, acquisizioni, IPO, private equity, etc.) ma anche per supportare il management nella pianificazione strategica e per gestire al meglio le politiche di approvvigionamento del capitale di rischio nel corso della vita ordinaria dell’impresa.
Esistono dunque diverse ragioni per domandarsi “quanto vale l’azienda?”
Domanda semplice ma con una risposta complessa, il patrimonio dell’azienda, per via della sua complessità, si presta infatti a numerose analisi (non si spiegherebbero altrimenti i voluminosi manuali di finanza aziendale!) utilizzabili di volta in volta a seconda dello scopo della valutazione. E’ intuibile, ad esempio, che un’impresa interessata da possibili acquisizioni avrà un valore strategico differente a seconda dell’acquirente, nel caso di una quotazione interesserà invece determinare un prezzo “fair” per il mercato.
Tradizionalmente nel nostro Paese sono diffusi sia i metodi c.d. reddituali, che guardano al risultato economico, che quelli patrimoniali, inerenti la valutazione analitica dei beni dell’azienda; sui mercati finanziari tuttavia vengono impiegate prevalentemente due tecniche:
quella dei flussi di cassa scontati e quella dei multipli. Agli operatori interesserà giungere ad una grandezza che sia espressiva delle potenzialità dell’azienda, consentendo inoltre di poter raffrontare aziende simili, questo l’assunto sottostante ai due metodi che dona trasparenza ai calcoli svolti. Ma si veda meglio in cosa consistono.
Il Discounted Cash Flow lega il valore aziendale alla capacità di generare flussi di cassa positivi nel tempo, più precisa mente esso sarà dato dalla somma dei valori attuali dei flussi di cassa netti, dove il tasso di sconto utilizzato per l’attualizzazione si usa il costo medio del capitale dell’impresa.
Il valore, il c.d. Enterprise Value, viene così ad essere il prodotto della capacità di generare entrate, della velocità temporale in cui ciò avviene e del rischio supportato per ottenerlo, che possiamo indicare come il costo del capitale.
Come s’intuisce il calcolo non è semplicissimo e la “formula” viene complicata da diversi fattori di ponderazione che servono a rendere più preciso e comparabile il risultato ottenuto. Quest’ultimo resta però vincolato all’attendibilità dei dati finanziari prospettici e dall’orizzonte temporale impiegato.
Il metodo dei multipli utilizza grandezze economiche, valori di borsa e misure finanziarie e patrimoniali per indicatori che consentono di posizionare l’azienda esaminata nel mercato di riferimento.
Un multiplo è quindi dato da un rapporto come ad esempio posizione finanziaria e capitalizzazione su margine operativo lordo, fatturato oppure su reddito operativo.
Una volta elaborati i multipli danno indicazioni sulle possibilità di crescita dell’azienda, la tecnica è molto spesso impiegata assieme a quella del DCF per confermare e migliorarne i risultati.
Weighted average cost of capital, il costo medio ponderato del capitale, è la grandezza fondamentale per il calcolo del valore dell’azienda, essendo utilizzato come tasso di sconto, ma è so prattutto un indicatore della rischiosità dell’impresa.
I mercati mettono in relazione il rendimento atteso della società con il rendimento delle altre compagnie del mercato tenendo conto del rischio specifico dell’impresa.
Se dunque l’impresa non è in linea con i valori attesi dal mercato, non è solo preoccupante per gli effetti su ipotetici acquirenti, ma è un campanello d’allarme che dovrebbe scuotere il management per indagare a fondo le cause del disallineamento, prima che esso produca squilibri più gravi.